Peccato: unico assente (giustificato) il pubblico. Sarebbe stata una serata di quelle da ricordare per molti, non solo per la temperatura “da Valascia”, ma anche per le emozioni e il livello del gioco espresso dalle due squadre, con finale da botto che, come il vecchio adagio ricorda, avrebbe fatto “esplodere” la vetusta pista. Dopo l’opaca prestazione di Berna, via libera al rientro di Horansky (stante l’indisponibilità di Neuenschwander per la frattura nasale) e Dal Pian, a sorpresa Ostlund fra i pali. Ebbene, il figlio d’arte, sorpreso in avvio di partita dal disco velenoso di Diem, ha sfoderato partita di assoluto spessore, mantenendo per il resto della contesa la porta inviolata e inviolabile, confermando che, nel momento del bisogno, risponde presente. Lo Zurigo ha vissuto a lungo, cullando il sogno della vittoria, su quell’esiguo vantaggio, ma ha provveduto, in numerose occasioni, a tentare di ampliare il solco con i leventinesi, con azioni di tecnica e fattura decisamente levata, stante la classe dei suoi uomini. Così la serata è corsa via su livelli di intensità non usuali, con il punteggio sempre in bilico. La bilancia cadeva a favore dei padroni di casa, grazie a un rigore di Nattinen per fallo su Fora. Proprio il capitano doveva costituire croce e delizia per i biancoblu: qualche sbavatura difensiva, lui che sta portando il peso della difesa con minutaggi superiori alla sua norma degli anni passati, quattro penalità (di sui una all’overtime pericolosissima) con compagni chiamati al superlavoro in box play; ma, per converso, a procurare il fallo per il rigore di Nattinen e bucare Flueler all’overtime per un 2 – 1 meritato, sofferto, cercato, voluto e, finalmente, trovato!