Difficile ricordare annata peggiore di questa per infortuni: appena il tempo di prendere il ritmo ed ecco che anche l’ultimo arrivato, tale Steve Upshall, si ferma ai blocchi. Nella gara con il Langnau ha rimediato un infortunio al ginocchio sinistro che lo fermerà per le prossime 3 – 4 settimane. Intanto, poiché le disgrazie non vengon mai sole, anche Kris Egli, giunto in prestito da Davos, farà anzitempo le valigie per lasciare la Leventina e far ritorno a casa. Come dice Cereda, si pensa alle soluzioni da trovare, non alla sfortuna o a piangersi addosso. Ma resta un fatto che, ora più che mai, anche le soluzioni cominciano a mancare. Dall’infermeria non emerge nessuno. Di alcuni, al contrario, pare sfuggire sempre più il giorno del loro ritorno sul ghiaccio… novembre, la pausa della nazionale, dicembre, la Spengler. Insomma … aspettando Godot! Eppure questo Ambrì tanto tartassato e martoriato, lotta e vende cara la pelle come nessun altro! Ogni tifoso biancoblu sa che nel suo DNA c’è la sofferenza, ma sogna il giorno in cui potrà assaporare una gioia grande e vera. Intanto piove, piove e piove. Persino all’interno della Valascia piove. Un segno del destino?
IL LUGANO RIFIATA
Nella settimana densa di nubi, non solo metaforiche, il lampo di Domenichelli non lasciava scampo a nessuno: se qualcuno sarà “fulminato”, non è detto che lo sia da solo. Potrebbe avere dei compagni di viaggio insospettati! Monito non comune dalla parti della Resega, ma c’è sempre la prima volta in tutto. Dunque, parole chiare: se Kapanen dovesse malauguratamente essere rimosso dal suo incarico, ciò avverrà dopo le tre partite di questa settimana (tutte molto difficili) e non prima. Comunque, nessuno si senta al sicuro perché occupa una posizione diversa sulla panchina. Che sia questo oppure no a fare la differenza, fatto sta che il Lugano è uscito dalla St.Leonard con tre punti in tasca, frutto di una gara non sfavillante (del resto nessuno lo chiedeva), ma di puntiglio, attenzione, lucidità, modesta, ma pur sempre lucidità e non panico o confusione nei momenti topici. Leggasi la rete burgunda dell’1 – 2 all’inizio del terzo periodo. Altre volte, quel disco avrebbe seminato il panico ed era più probabile un ribaltone negativo di un felice esito finale. Invece, ecco la rete di Chorny a porta vuota per il definitivo 3 – 1. L’ammalato ha preso un brodo: è ancora in rianimazione, ma pur sempre vivo. Ora la prova d’appello. Il Langnau pare proprio il banco di prova adatto.
AMBRI’: MERITAVA DI PIU’
Due partite intensissime per la formazione di Luca Cerada nel week end: bene sul piano dell’impegno e della determinazione, non altrettanto per i risultati. Se vittoria (3 – 1) doveva essere, ed è stata, tra le mura amiche pur contro un Friborgo lanciatissimo da un filotto positivo assai corposo, a Langnau è arrivata una sconfitta (3 – 4), che fa male al morale per modalità e tempi della sua concretizzazione. Ma procediamo con ordine. Nonostante i burgundi allineassero e spremessero sul ghiaccio il loro contingente di maggior tasso tecnico, l’Ambrì si è fatto sempre preferire, lasciando talvolta il pallino nelle mani dell’avversario, ma senza che questi fosse nelle condizioni di arrecare eccessivi grattacapi e, nel contempo, riaffermando le sue armi divenute, per una sera, più letali che mai (quella serie di reti sporche che sarebbero tanta manna per muovere la classifica). E’ salito così, a metà della ripresa, su un 3 – 0 (rete decisiva di N’Goy, ma chi ha detto che si ritira a fine stagione?) che gli ha permesso di ammortizzare il colpo gobbo di Stalberg e resistere in doppia inferiorità, evitando che il bandolo della matassa gli sfuggisse di mano. Così è riuscito a portare in porto meritata vittoria che l’ha scollato dal fondo classifica, complici i risultati favorevoli sulle altre piste.
A Langnau, invece, molti dettagli negativi hanno impedito di arrivare ad un risultato positivo. Intanto le reti subite sono arrivate, micidiali, a tagliare e rigirare un momentom che pareva ormai favorevole, quasi tutto con qualche distinguo su cui ragionare. Buon primo periodo, ma rete di Schmutz, complice un erroraccio di Jelovac; 2 – 2 dopo carica alla balaustra di Di Domenico a Fischer su cui gli arbitri non hanno battuto ciglio, leventinesi un po’ sorpresi, rete galeotta di Earl; 3 – 3 clamorosa autorete di Fischer (purtroppo alla seconda disavventura sulla pista bernese!); rete decisiva a una manciata di secondi dalla terza sirena con Dotti colpevolmente caduto nella trappola del fallo. Nel mezzo tanto Ambrì, forse non il migliore della stagione, ma coriaceo, volitivo, caparbio, lottatore. Unico neo non aver sfruttato, nel terzo periodo, due minuti filati di doppia superiorità: lì è sfuggito l’attimo che non è più tornato.
REAZIONE TARDIVA
L’Ambrì a Davos s’impappina sui fondamentali e lascia scappare i “buoi”; poi si ravvede, ma è troppo tardi per agganciare un treno che, seppure in classifica veleggia a ritmi molto superiori a quelli dei leventinesi, sul ghiaccio tutta questa differenza non si è fatta notare. Peccato perché, chiuso a reti inviolate il primo periodo, dove però gli uomini di Cereda si erano fatti preferire, non hanno perseverato e, scelleratamente, nel breve volgere di tre minuti, hanno consegnato nelle mani dell’avversario altrettante reti, frutto di imprecisione, errori grossolani, mancanza di adeguata concentrazione. L’avvio del terzo tempo suggellava l’ennesimo aiuto ai gialloblu che, giunti sul 4 – 0, ritenevano chiusa la pratica. Invece, mai vendere la pelle dell’Ambrì prima del tempo: con Rohrbach e la doppietta di Muller, i leventinesi facevano arrivare il fiato sul collo dei grigionesi che se la cavavano con la rete di Herzog a porta vuota, complice Zwerger (sua anche la cattiva gestione del disco in occasione della rete di Romanenghi nel derby!), per un 5 – 3 finale che va stretto ai ticinesi. Certo i molti cambiamenti nel line – up hanno bisogno di trovare l’assestamento necessario: oggi è andato in scena, forse un po’ forzatamente, un nuovo Ambrì a trazione tutta anteriore nel pacchetto stranieri (a riposo Plastino), con il rientrante Sabolic in terza linea con Dal Pian e Neuenschwander. Esperimento apprezzabile, ma da rodare.
IL DERBY RESTA DELL’AMBRI’
Tutto esaurito, per la prima volta in stagione, e partita emozionante come deve essere la stracantonale, pur con i limiti attuali delle due squadre che hanno relegato la contesa ad un contenuto tecnico piuttosto modesto. Molti gli errori di impostazione, di gestione del disco e della situazione su entrambi i fronti: alla fine è prevalso il cuore e l’abnegazione dei biancoblu, più avvezzi a vendere cara la pelle e non mollare. Il ghiaccio (per la pioggia che filtrava dalla copertura delle pista) non era ottimale, ma merito ai padroni di casa che si sono meglio adattati alla situazione con giocate più semplici e redditizie, tanto che avrebbero potuto (e dovuto) chiudere i conti con maggiore anticipo, viste le numerosi situazione vantaggiose create davanti a Zurkirchen (2 contro uno o persino contro zero non concretizzate!). Il Lugano ha fatto certamente un passo indietro rispetto alla sfida con il Rapperswil, tornando inconcludente e pasticcione, senza neppure le attenuanti del suo avversario, costretto dagli infortuni ad un costante e continuo rimaneggiamento dei blocchi. Così “l’esperimento” di riunire D’Agostini – Flynn – Upshall (data l’assenza di Hofer) si è rivelato vincente perché le tre reti sono tutte venute da questa linea, autentico motore trascinante della formazione di Cereda.
IL RAPPERSWIL RINCUORA IL LUGANO
Ci voleva il Rapperswil per rincuorare un Lugano che era sull’orlo del baratro dopo sei sconfitte filate. Invece, con i sangallesi, sempre ostici, ma abbordabili, i bianconeri hanno messo subito le cose in chiaro, chiudendo un primo periodo decisamente positivo e con doppio vantaggio. Non complicandosi la vita nelle retrovie e con un avversario mai apparso in grado di provocare troppi grattacapi, il periodo centrale ha consentito alla squadra di Kapanen di incrementare il vantaggio e avere a disposizione margine sufficientemente ampio per amministrare la partita. Quando poi ce ne fosse stata la necessità, Zurkirchen si è fatto trovare pronto affinché Cervenka e compagni non arrecassero danno. Il derby è lanciato: incerto, ma con le quotazioni bianconere al rialzo.
DAVOS TROPPO FORTE
Il Davos impone alla contesa un ritmo indiavolato e, sin dalle prime battute, appare chiaro che per il Lugano non è possibile reggere il passo. Lo tiene a galla uno Zurkirchen in gran spolvero, ma appare chiaro che non potrà durare sino al sessantesimo. Invece, quasi dal nulla, in soli 17 secondi, nella ripresa succede quello che non t’aspetti: la formazione di Kapanen trova mordente e determinazione e, con Bertaggia e Lammer, piazza un uno – due micidiale. Potrebbe essere la svolta, lo scossone che scuote le montagne. Niente di tutto questo: come a teatro, ciascuno torna ad interpretare i propri ruoli, il Davos ad imperversare, il Lugano nei panni del coniglio bagnato. La botta di Du Bois a stretto giro di posta è il segnale tangibile che la serata si concluderà così come i presagi avevano annunciato.
IL LANGNAU PUNISCE UN LUGANO BALBETTANTE
Pareva la volta buona di scrollarsi di dosso un po’ di ruggine, ma la partita con il Langnau non è andata a buon fine, nonostante la netta superiorità nella occasioni da rete costruite. Il vantaggio di Sannitz aveva illuso i presenti che la serata potesse avere felice epilogo, stante l’imperversare, dalle parti di un Punnenovs quasi perfetto, degli avanti bianconeri che, a più riprese, hanno fallito il colpo decisivo. Tanto non è bastato per fugare dalla mente degli uomini di Kapanen vecchi fantasmi che, puntualmente sono riapparsi con gli svarioni difensivi che hanno consentito al Langnau di ribaltare la frittata e condannare i ticinesi alla quinta sconfitta consecutiva. Sconfitta che appare ancora più bruciante alla luce degli errori commessi e della fragilità mentale palesati. Ben se ne è accorta quella vecchia volpe di Ehlers che non ha esitato, nel momento topico, a gettare nella mischia solo i suoi uomini migliori, assestando il colpo di grazia a una barca che apriva falle con il passare dei minuti.
AMBRI’: WEEK END SOTTOTONO
Un solo punto alla Valascia contro il Losanna, il bottino biancoblu del fine settimana. Poco, ma anche un po’ di problemi emersi sul ghiaccio nelle due sfide previste (Friborgo e Losanna). Molta ruggine nelle gambe, e anche mentale, da smaltire dopo la lunga pausa per ritrovare il ritmo perduto. Così, alla St.Leonard, ampi spazi lasciati colpevolmente liberi di fronte al rientrante Conz, hanno consentito ai burgundi di veleggiare su un comodo 3 – 0 in una diecina di minuti. Salvata la capitolazione, che avrebbe posto fine ad ogni velleità, ci ha pensato D’Agostini, a cavallo della prima pausa, a rialzare le quotazioni con una doppietta. Non è bastato per raddrizzare definitivamente la baracca (complice un palo di Jelovac), ma la formazione di Cereda ha fatto troppo poco per ottenere il pareggio, specie nel terzo periodo.
Un po’ meglio la sfida con il Losanna, dove è venuta la prima rete svizzera di Scottie Upshall (che aveva già ottenuto un assist a Friborgo) e con la formazione leventinese che ha avuto buone opportunità, nel finale, di fare propria l’intera posta. Tuttavia, molto manca a questo Ambrì per raggiungere l’intensità di prestazioni mostrate prima dell’ interruzione per la Deutchland Cup: ancora pause nel ritmo che consentono all’avversario di rifiatare, fiammate improvvise che difettano (ma ormai è una costante) di quel killer instinct che solo potrebbe capitalizzare le non molte occasioni, imprecisioni di impostazione, dove, come in passato, il disco pare scottare sulla paletta. Non che il Losanna abbia fatto molto di più, ma fidando di un primo periodo giocato quasi costantemente in avanti (complice una serie di penalità comminate all’Ambrì che hanno fatto, non a torto, imbestialire il pubblico, e non solo), trovato il vantaggio con Genazzi, ha giostrato con Jeffrey e soci nel tentativo di piazzare il colpo decisivo. Non c’è riuscito, e ciò lo si deve alla propria imprecisione (qualche periodo della partita è stato un po’ sconclusionato con errori a ripetizione su entrambi i fronti) e alla maiuscola prestazione di un Manzato che non finisce mai di stupire. Come sostiene Cereda, non resta che lavorare e recuperare qualche nuova forza dall’infermeria (assente ancora Fora, anche se è rientrato N’Goy). Il derby sia di stimolo.
HERBURGER A LUGANO. JELOVAC LASCIA AMBRI’
Non c’è tregua nel susseguirsi di notizie che guardano al prossimo campionato, apparentemente dimenticando gioie e dolori del presente. Il LUGANO annuncia l’arrivo per le prossime due stagioni dell’austriaco, con licenza svizzera, RAPHAEL HERBURGER che già aveva solcato i ghiacci della Svizzera vestendo per tre stagioni la maglia del Bienne, prima di tornare in patria nel Salisburgo.
Lascia la Leventina IGOR JELOVAC, dopo quattro stagioni a fasi alterne, per accasarsi a Rapperswil per i prossimi due campionati