L’AMBRI’ C’E’, MA TROVA SOLO UN PUNTO

Nella sfida con Il Ginevra, l’Ambrì compie altri significativi passi in vanti sulla via del completo “recupero”, ma alla fine raccoglie troppo poco rispetto a quanto seminato. Il punto guadagnato, alla resa dei conti, suona come due “persi”, vista la mole di azioni che, già nel secondo periodo, ma soprattutto nel terzo, la formazione di Cereda ha costruito. Un attento Descloux, un paio di “ferri”, la mancanza, ancora, di quel pizzico di freddezza che consente di tramutare un’occasione ghiotta in punti preziosi. Forse anche per Cereda gli equilibri non sono ancora definiti. Questa sera ha optato nuovamente per Hrachovina tra i pali, escludendo, per la prima volta, Sabolic e promuovendo Trisconi nel top six. Mossa dettata anche dalla necessità, con Zwerger che ha trovato il primo gol stagionale, ma dove, per il momento, il solo D’Agostini appare all’altezza della sua fama. Qualche disattenzione difensiva costa sempre moltissimo: si veda la rete del primo pareggio, dove il giovane Le Coultre è stato bravo, ma nessuno gli ha reso la vita difficile, oppure la sfortunata deviazione di Ngoy (2 – 2 appena dopo la rete in short hand di Fora). Nelle prossime gare, molte sono alla Valascia: che il sostegno dei propri tifosi faccia scoccare quella scintilla che tarda ad accendersi! 

TICINESI: PROPRIO NON CI SIAMO

Proprio non ci siamo! terza sconfitta su altrettante partite per l’Ambrì, seconda (ma perché ha giocato una volta di meno) per il Lugano, ancora alla Resega.

Cominciamo dai bianconeri. Gioco confuso, pur se con voglia di fare, ha portato ad una certa pressione sulla retroguardia del Davos, concretizzando il modesto vantaggio su appoggio di capitan Chiesa e risposta di Van Pottelberghe non certo da inserire nel manuale dell’hockey. Poteva essere la svolta che conferiva serenità di manovra. Invece, nella saga degli errori,  i grigionesi, affatto trascendentali, potevano trovare pareggio e allungo con un a doppietta di Marc Wieser e, nel terzo periodo, suggello definitivo dal piccolo ma guizzante svedese Tedenby (cui, nel primo tempo, era già stata annullata una segnatura per bastone alto di un compagno). Rispetta alla pur inefficace uscita con il Losanna qualche passo indietro la formazione di Kapanen lo ha fatto: confuso prima del vantaggio, peggio dopo.

Non poteva essere la terra bernese quella di facile mietitura. Ma l’Ambrì ha sempre trovato le serate migliori al cospetto di avversari di rango. Ed in effetti, schierato in porta Hrachovina (rinunciando a Plastino), il team leventinese ha disputato probabilmente il miglior tempo della stagione nei primi venti minuti della Bernarena. Peccato per quel palo colpito da Flynn sullo 0 – 0 e per la confusione difensiva che consentiva al liberissimo Moser di appoggiare in rete l’illuminazione di Arcobello. Ad un primo periodo decisamente promettente, faceva seguito una ripresa da annichilire: due reti in shurt hand nel volgere di 30 secondi archiviavano definitivamente la pratica nel peggiore dei modi. Clamoroso l’errore di Fora sulla prima segnatura: tiro dalla blu, controllo avversario, esce per il cambio. Il pur bravo Ebbett, che di regali non ha bisogno, non credeva ai suoi occhi vedendo l’autostrada che gli si apriva davanti. Il 4 – 0 di Praplan, pochi istanti dopo, aggiungeva nulla alla situazione. Insomma: così non va, soprattutto per i grossolani errori individuali che, poi, compromettono seriamente l’andamento dell’incontro. In più manca quel fuoco sacro che ha da sempre contraddistinto la formazione di Cereda. Urge un cambio di tendenza al più presto!

AMBRI’: COSI’ NON VA!

Le belle cose della sera precedente contro il quotato e attrezzato Zugo, sono svanite al vecchio Lido dove il Rapperswil, senza strafare e limitandosi alla semplice “normalità”, ha raccolto tre punti importanti e festeggiato persino lo shut out di Nyffeler. E dire che l’avvio della contesa non era stato male per i leventinesi, spesso ad impensierire il portiere sangallese, con Sabolic e Muller (ma anche altri) cui è mancato il killer instinct per tramutare in moneta contante il lavoro prodotto. Sul finire del primo periodo, l’errore di Plastino (che serviva alla blu Cervenka) dava il là alla deviazione volante di Clark, solo davanti a Manzato, per quell’1 – 0 che sarebbe stato decisivo. Da quel momento l’Ambrì non si è più risollevato dal torpore, lasciando spesso la sua retroguardia allo sbando e Manzato a fare da ultimo solitario baluardo. Se si aggiunge l’indisponibilità, per una diecina di giorni, di Kostner (che con i compagni di linea era l’anima della formazione), si comprende che l’avvio leventinese comincia a destare qualche apprensione. E martedì si gioca a Berna!

UN AMBRI’ CHE LOTTA FA DUBITARE ANCHE LO ZUGO

Il troppo timore riverenziale aveva portato lo Zugo ad essere quasi padrone della situazione già nel primo periodo. Ma le partite si chiudono al sessantesimo e i leventinesi, scesi sul ghiaccio nella ripresa con ben altro piglio, sbloccavano il risultato sugli sviluppo di un power play con D’Agostini e, per nulla intimoriti dal nuovo allungo di Senteler (scaturito un po’ per caso), macinavano ghiaccio e chilometri e trovavano il meritato premio con Trisconi, prima della seconda pausa, ed il  pareggio con Kostner in apertura del conclusivo terzo. La partita era ormai ad armi pari ed un punto non avrebbe fatto difetto. La bilancia pendeva dalla parte ospite per merito del solito Hofmann che fulminava un Manzato, in altre circostanze, a tratti sfortunato (deviazione di Muller sul secondo gol), a volte impreciso. Trascinatori di serata il trio Bianchi – Kostner – Trisconi, marchio di fabbrica dell’Ambrì targato Cereda: non solo scendono sul ghiaccio contro il miglior blocco avversario, ma si permettono di andare a pressare e realizzare due reti di ottima fattura. Ora si attende che gli altri esprimano analoga energia e determinazione. Flynn e Sabolic, in particolare, hanno mostrato segnali di miglioramento, ma l’asticella delle esigenze appare ancora lontana. Si spera che si avvicino già a Rapperswil, formazione decisamente più “vicina” all’Ambrì, dunque diretta concorrente.

LUGANO INCOMPIUTO, PASSA IL LOSANNA

Che il Lugano sia lungi dall’aver trovato assetto e quadratura, lo si sapeva. Lo ha reso ben evidente stasera il Losanna che, forte di una organizzazione di primo livello, con uomini che sanno bene quello che devono fare in ogni momento e in ogni situazione, non si è scomposto di fronte al generoso attacco bianconero (arrivato a condurre per 2 – 0 alla prima sirena), ha approfittato come gatto sornione delle sbavature difensive dei padroni di casa e ha colpito affondando l’avversario con un parziale di 5 – 0. Ciò non toglie che il Lugano abbia anche mostrato cose positive, ma alla prima uscita di campionato il cantiere appare ancora aperto. Lo ha capito e condiviso la “Nord” che, a fine partita, ha chiaramente mostrato di apprezzare l’impegno profuso a compensazione del risultato mancato.

LUGANO SICURO – AMBRI’ COL PATEMA

Anche le ticinesi approdano al secondo turno di Coppa Svizzera, ma con diverso … percorso. Il Lugano archivia la pratica senza troppo sudare: 7 – 0 sull’Arosa con primo tempo che aveva già chiarito la situazione. A bersaglio per i bianconeri molti giocatori: Jorg, Sannits, Zangger, Spooner, Othamaa, Fazzini e Loffel. Discorso assai diverso per l’Ambrì. Opposto al Dubendorf, pareva filare tutto abbastanza liscio con il doppio vantaggio di Flynn e Muller (in power play), pur rendendosi conto che la serata non era di quelle da ricordare in modo particolare. Invece, nella ripresa, i padroni di casa accorciavano le distanze, la formazione di Cereda si faceva più pasticciona e infilava penalità consecutive che spezzettavano, ulteriormente,  il fraseggio. Patatrak nel terzo tempo con il pareggio e definitiva confusione. Ci voleva il solito Hofer con il vizietto del gol all’overtime per scongiurare l’unica eliminazione di una formazione di LNA.

Sulle altre piste sudava e tremava il Losanna (solo 1 – 0 a Sierre) e parzialmente il Bienne (4 – 1 con svantaggio iniziale a Huttwil). Per gli altri punteggi esagerati di Langenthan (13 – 1 al Luzer), Davos (12 – 0 a Fraunefeld), Ginevra (12 – 0 al Saastal) e Olten (9 – 1 al Burgdorf)

AL VIA LA COPPA SVIZZERA

Primo assaggio di Coppa Svizzera per alcune squadre (le altre partite sono in programma oggi e, tra loro, ci saranno anche le ticinesi). Sostanzialmente nessuna sorpresa: le formazioni di LNA hanno tutte superato il turno senza patemi e con ampio margine, tanto il divario espresso sul ghiaccio. Il Rapperswil ha avuto il compito più gravoso nell’affrontare l’attrezzato Kloten, ma il secco 3 – 0, anche se con rete di Cervenka allo scadere, ha consentito ai campioni in carica di passare il turno. Poca storia, per Zugo (6 – 0 al Turgovia), Zurigo (9 – 0 al Winthertur),  Friborgo (9 – 1 all’HC Valai), Langnau (4 – 0 al GCK). Chi, invece, non ha fatto una passeggiata è stato il Berna che ha dovuto sudare con l’Accademy e l’ha scampata per un pelo (2 – 1 con rete di apertura di Pestoni e definitivo vantaggio di Moser). Tra le formazioni di LNB avanzano Visp ( 6 – 3 contro Le Chaux – de – Fonds) e Ajoie (8 – 2 sul Wiki)

AMBRI’: SOLO UN PUNTO CON IL MONACO

Di fronte a oltre 5.000 spettatori, l’Ambrì ha effettuato la sua seconda partita casalinga di Champions affrontando il Monaco, attrezzata formazione tra le più accreditate del panorama europeo. Hanno vinto i tedeschi, dopo i rigori, ma i leventinesi hanno sofferto e lottato per raddrizzare una partita dall’intensità agonistica elevata: in svantaggio per un polsino di Bourque, ex Lugano, con una opposizione di Manzato (oggi preferito a Hrachovina, anche in prospettiva campionato) non scevra di critiche (ma poi il portiere ha giocato partita degna), c’è voluto ancora D’Agostini per il momentaneo pareggio. Anche Muller è andato a bersaglio per il momentaneo 2 – 2, a testimonianza che la formazione di Cereda non ha mai mollato e ha onorato, a tutti gli effetti, la sua partecipazione. Ne trarrà anche insegnamenti preziosi, visto che nel campionato che andrà in scena dalla prossima settimana, non sono molte le partite che richiedono un dispendio mentale e fisico come quelle giocate nel fine settimana alla Valascia, alle quali hanno complessivamente assistito 9.000 spettatori, per una cornice di pubblico decisamente  degna della manifestazione. Piuttosto, qualche elemento chiave, appare ancora troppo poco incisivo per il ruolo che dovrebbe assumere nella compagine: Sabolic e, più ancora, Flynn viaggiano a corrente alternata. Da loro ci si aspetta un contributo maggiore in produttività e segnature che, per il momento, non hanno dato. Prima del debutto di venerdì contro il fortissimo Zugo, mercoledì c’è la prima tornata della Coppa Svizzera (si spera una formalità con il Dubendorf).

AMBRI’: PRIMA VITTORIA IN CHAMPIONS

E’ arriva anche la prima vittoria in Champions, ai danni degli svedesi del Farjiestad: vittoria meritata, sudata, probante. Che gli svedesi fossero brutti clienti e una delle formazioni più attrezzate d’Europa lo si sapeva; ebbene, hanno messo sul ghiaccio tutto il loro mestiere, fatto di tanta tecnica, tanto lavoro, tanti muscoli (anche qualche volta un po’ di troppo, come il fallo su Zwerger costato penalità di partita a Ejdsell, ma soprattutto senza conseguenze per l’austriaco): nessuna stella di prima grandezza, ma un complesso equilibrato in tutti i blocchi, capace di far girare il disco con sapienza e precisione da mettere in difficoltà chiunque. L’Ambrì di suo ha giocato una solida partita, con le armi che, ormai, sembrano essere entrate nel suo DNA: grinta, pattinaggio, abnegazione. Fa ancora difetto qualche dettaglio che, alla lunga, ha penalizzato gli uomini di Cereda, costretti a tremare sino alla fine. In particolare il power play ha vissuto fasi senza mezzi termini: benissimo (come il primo cui solo un grande Svensson ha impedito a Sabolic di ottenere la meritata soddisfazione), malissimo (come i 4 muniti filati del secondo periodo, senza neppure la capacità di entrare nel terzo!). Meglio il box play, grazie anche a un Hrachovina superlativo che ha chiuso tutti i varchi con una sicurezza tale da fare sembrare facile ciò che non lo è. Se si aggiunge la degna cornice di pubblico (4277 spettatori) per una serata infrasettimanale con un tempo da lupi, si comprende che l’Ambrì degnamente onora la sua partecipazione e ne trarrà, come ha detto Luca Cereda, grande insegnamento a livello di squadra, ma anche di Società.