HINTERKIRCHER ALL’AMBRI’

La gioia della vittoria nel derby non poteva portate il dolore della perdita di un altro giocatore: Giacomo DAL PIAN si accomoda in infermeria per una contusione alla mano sinistra. Paolo Duca rimedia con l’0ingaggio. sino a fine stagione di MATTIA HINTERKIRCHER, 24 anni, ala, una buona esperienze nello Zurigo dei giovani Miranda, Bachofner, Prassl, poi chiuso dall’arrivo delle stelle di prima grandezza che brillano nel firmamento Lions e relegato ai GCK.  Una buona occasione per rilanciarsi, lui che in Ticino è di casa (la madre è di Polleggio) e parla correttamente italiano.

KAPANEN RIMOSSO DALL’INCARICO

Anche Sami Kapanen ed il suo vice, dopo la nottata presumibilmente burrascosa alla don Abbondio, lascia la riva del Lago molto tempo prima del previsto. Come lui una serie interminabile di allenatori, chiamati al capezzale di un malato mai guarito da nessuna cura: qualche periodo di benessere, questo sì, poi, inevitabile, la ricaduta. Ora la squadra è affidata ad interim a Hnat Domenichelli.

UN IMMENSO AMBRI’ SPINGE KAPANEN FUORI DALLA PANCHINA

Si potrebbe dire che ieri sera l’Ambrì ha esagero: esagerato nel punteggio (7 – 2 non si vedeva da tempo sotto le volte della Valascia, figuriamoci in un derby!); esagerato nell’impeto, nella determinazione, nella lotta dal primo all’ultimo secondo a tutta pista che ha letteralmente annichilito il Lugano; esagerato nel prendersi sulle spalle la propria croce (legge una miriade di giocatori fermi in infermeria) e lottare con quelli rimasti come se nulla fosse. Chapeau! Nulla da aggiungere. E il riassunto di tutto sta nelle parole, sempre pacate e lucide, del suo condottiero Luca Cereda: “Quando il vento ti è contrario, non hai che due possibilità: o piangerti addosso, o lavorare e andare avanti con la maggior dedizione possibile” Al Lugano non è rimasta che la figuraccia dell’impreparato: incapace di affrontare un avversario che pattinava il doppio di lui, incapace di uscire dal terzo per lunghi tratti della contesa, incapace di balbettare qualcosa che rendesse meno amara la situazione. Le lacrime, a fine gara, di Chiesa sono l’emblema dell’impotenza, ma anche la testimonianza che i mali sono profondi. Ora, come sempre, paga l’allenatore, come una lunga serie prima di lui, gettando alle ortiche l’ennesima “rifondazione” abortita sul nascere. Sarebbe il caso di ricordare che sul ghiaccio si sono viste prestazioni sconcertanti: e molte di queste solo l’esatta riproduzione di quelle viste nelle precedenti situazioni. Purtroppo i protagonisti (alcuni sono sopravvissuti dalla prima all’ultima), sono rimasti inamovibili.

AMBRI’: PIU’ FORTE DELLA SVENTURA

L’Ambrì torna da Davos con una vittoria meritata e sudata che tonifica le speranze in classifica, consentendo l’aggancio e il superamento (anche se solo per differenza reti) del Rapperswil, cui viene lasciato il poco ambito ultimo posto della graduatoria. Ora la linea dista solo, si fa per dire, tre punti. Si fa per dire sì, perché in casa leventinese le vicende avverse paiono moltiplicarsi e autoalimentarsi con rapidità e costanza incredibile: appena rientrato Conz e già tornato in infermeria per una lesione degli adduttori (3 – 4 settimane). Uomini dunque ridotti al minimo sindacale ed ecco, dopo neanche due minuti di gioco, un aggancio galeotto che determina movimento innaturale del ginocchio di Rohrbach: non si vedrà più per tutta la partita di stop di tre mesi (!) per lussazione rotulea. Cereda fa di necessità virtù e sposta l’unico uomo disponibile (il difensore Forhler) all’ala per completare i terzetti. Il lungagnone se la disimpegna anche bene, facendo valere statura e chili ma, di questo passo, è probabile che qualche … spettatore vesta la maglia. Eppure, nonostante tutto, l’Ambrì non si è perso d’animo e, sorretto dalla classe operaia, ha messo dentro con Neuenschwander e Mazzolini quelle due reti che gli hanno permesso di portare in porto vittoriosamente la contesa. Forse non è stata la sua più smagliante partita, ma viste le assenze e la situazione, resta encomiabile lo spirito con cui tutti si sono battuti.

L’AMBRI’ NON MOLLA

Partita intensa, ricca di colpi di scena, vinta, persa, rivinta dall’Ambrì che ha avuto nel cuore e nella determinazione del suo DNA le armi per chiudere, seppure all’overtime, una sfida con lo Zugo che ha appassionato gli oltre 5700 presenti. Sulla carta, stante le ultime defezioni in casa biancoblu, la lotta pareva impari, eppure, con caparbietà, spirito di sacrificio, sudore gettato su ogni disco e a ogni cambio, la truppa ridotta ai minimi termini poteva contare su un 2 – 0 meritato e abbastanza rassicurante a metà del secondo periodo. Purtroppo è mancata ancora la scintilla per chiudere la partita: un 5 contro 3 gettato via, le superiorità non sfruttate (addirittura inguardabili alcune, con non solo la difficoltà ad entrare nel terzo, ma anche il rischio di offrire all’avversario pericolose ripartenze), una rete annullata per troppa precipitazione da Lemelin, che continua a inanellare mediocri prestazioni (se oltre oceano lo hanno invitato a cambiare aria, forse una motivazione ci deve essere); ma anche due pali e l’infortunio di Conz (ancora l’anca operata?): insomma la rimonta dello Zugo non si è fatta attendere con un gol “farlocco” e la solita, perentoria fucilata di Diaz (lui sì, che lo sa sfruttare il power play). Il tutto avrebbe steso un reggimento, non l’Ambrì che, intascato il punto al sessantesimo, si è gettato nella mischia per racimolare almeno il secondo, ottenuto da Zwerger su suggerimento di N’Goy sul filo del fuorigioco ma, questa volta, gli arbitri, dopo aver ben visionato l’azione, non hanno potuto impedire alla Valascia di esplodere.

TRA ALTI E BASSI, IL LUGANO RIPRENDE FIATO

Fine settimana di quelli che segnano la storia della stagione. La trasferta della Ilfis con la sconfitta per 3 – 2 dei bianconeri, aveva riportato in auge vecchi fantasmi, con ampi tratti delle contesa vissuti in modo impalpabile dalla truppa di Kapanen, cui va tuttavia riconosciuto il merito (o almeno l’attenuante) di aver rimediato allo 0 – 2 iniziale con il pareggio e aver visto ben cinque dischi finire sul palo alle spalle di un Punnenovs irrimediabilmente battuto. Fatto sta che, dalla sua mattonella, Di Domenico metteva dentro, nel terzo periodo, quel disco che avrebbe segnato le sorti della contesa.

Dunque, la sfida della Resega, contro la capolista Zurigo era lo spartiacque: o dentro o fuori (in tutti i sensi). Approfittando di un’entrata in materia difettosa dei Lions (come del resto la sera precedente, finiti sotto in un amen di tre reti con il Rapperswil, poi rimontato e domato all’overtime), i ticinesi non si sono fatti cogliere impreparati: hanno lottato e non si sono fatti male da soli, vivendo di redita dell’unica segnatura, avvenuta assai presto, ma rimasta a lungo solitaria, prima di essere affiancata dalla stoccate di Zangger e Riva. Quando lo Zurigo, dall’alto di una tecnica superiore (Hollenstein, Wick, Bodenmann e compagnia hanno fatto gire il disco come un gioco di prestigio) ha pigiato sull’accelerato alla riconquista del tempo perduto, nessuno ha mollato di un centimetro e la rete della bandiera è rimasta sola soletta, senza colpo ferire. A fine partita anche l’annuncio che, dopo la pausa della Nazionale, Kapanen resta al timone della compagine bianconera. Giusto così: sei punti su nove, nelle condizioni in cui versava la squadra, non sono proprio da buttar via!

AMBRI’: PIOVE, PIOVE, PIOVE!

Difficile ricordare annata peggiore di questa per infortuni: appena il tempo di prendere il ritmo ed ecco che anche l’ultimo arrivato, tale Steve Upshall, si ferma ai blocchi. Nella gara con il Langnau ha rimediato un infortunio al ginocchio sinistro che lo fermerà per le prossime 3 – 4 settimane. Intanto, poiché le disgrazie non vengon mai sole, anche Kris Egli, giunto in prestito da Davos, farà anzitempo le valigie per lasciare la Leventina e far ritorno a casa. Come dice Cereda, si pensa alle soluzioni da trovare, non alla sfortuna o a piangersi addosso. Ma resta un fatto che, ora più che mai, anche le soluzioni cominciano a mancare. Dall’infermeria non emerge nessuno. Di alcuni, al contrario, pare sfuggire sempre più il giorno del loro ritorno sul ghiaccio… novembre, la pausa della nazionale, dicembre, la Spengler. Insomma … aspettando Godot! Eppure questo Ambrì tanto tartassato e martoriato, lotta e vende cara la pelle come nessun altro! Ogni tifoso biancoblu sa che nel suo DNA c’è la sofferenza, ma sogna il giorno in cui potrà assaporare una gioia grande e vera. Intanto piove, piove e piove. Persino all’interno della Valascia piove. Un segno del destino?

IL LUGANO RIFIATA

Nella settimana densa di nubi, non solo metaforiche, il lampo di Domenichelli non lasciava scampo a nessuno: se qualcuno sarà “fulminato”, non è detto che lo sia da solo. Potrebbe avere dei compagni di viaggio insospettati! Monito non comune dalla parti della Resega, ma c’è sempre la prima volta in tutto. Dunque, parole chiare: se Kapanen dovesse malauguratamente essere rimosso dal suo incarico, ciò avverrà dopo le tre partite di questa settimana (tutte molto difficili) e non prima. Comunque, nessuno si senta al sicuro perché occupa una posizione diversa sulla panchina. Che sia questo oppure no a fare la differenza, fatto sta che il Lugano è uscito dalla St.Leonard con tre punti in tasca, frutto di una gara non sfavillante (del resto nessuno lo chiedeva), ma di puntiglio, attenzione, lucidità, modesta, ma pur sempre lucidità e non panico o confusione nei momenti topici. Leggasi la rete burgunda dell’1 – 2 all’inizio del terzo periodo. Altre volte, quel disco avrebbe seminato il panico ed era più probabile un ribaltone negativo di un felice esito finale. Invece, ecco la rete di Chorny a porta vuota per il definitivo 3 – 1. L’ammalato ha preso un brodo: è ancora in rianimazione, ma pur sempre vivo. Ora la prova d’appello. Il Langnau pare proprio il banco di prova adatto. 

AMBRI’: MERITAVA DI PIU’

Due partite intensissime per la formazione di Luca Cerada nel week end: bene sul piano dell’impegno e della determinazione, non altrettanto per i risultati. Se vittoria (3 – 1) doveva essere, ed è stata, tra le mura amiche pur contro un Friborgo lanciatissimo da un filotto positivo assai corposo, a Langnau è arrivata una sconfitta (3 – 4), che fa male al morale per modalità e tempi della sua concretizzazione. Ma procediamo con ordine. Nonostante i burgundi allineassero e spremessero sul ghiaccio il loro contingente di maggior tasso tecnico, l’Ambrì si è fatto sempre preferire, lasciando talvolta il pallino nelle mani dell’avversario, ma senza che questi fosse nelle condizioni di arrecare eccessivi grattacapi e, nel contempo, riaffermando le sue armi divenute, per una sera, più letali che mai (quella serie di reti sporche che sarebbero tanta manna per muovere la classifica). E’ salito così, a metà della ripresa, su un 3 – 0 (rete decisiva di N’Goy, ma chi ha detto che si ritira a fine stagione?) che gli ha permesso di ammortizzare il colpo gobbo di Stalberg e resistere in doppia inferiorità, evitando che il bandolo della matassa gli sfuggisse di mano. Così è riuscito a portare in porto meritata vittoria che l’ha scollato dal fondo classifica, complici i risultati favorevoli sulle altre piste.

A Langnau, invece, molti dettagli negativi hanno impedito di arrivare ad un risultato positivo. Intanto le reti subite sono arrivate, micidiali, a tagliare e rigirare un momentom che pareva ormai favorevole, quasi tutto con qualche distinguo su cui ragionare. Buon primo periodo, ma rete di Schmutz, complice un erroraccio di Jelovac; 2 – 2 dopo carica alla balaustra di Di Domenico a Fischer su cui gli arbitri non hanno battuto ciglio, leventinesi un po’ sorpresi, rete galeotta di Earl; 3 – 3 clamorosa autorete di Fischer (purtroppo alla seconda disavventura sulla pista bernese!); rete decisiva a una manciata di secondi dalla terza sirena con Dotti colpevolmente caduto nella trappola del fallo. Nel mezzo tanto Ambrì, forse non il migliore della stagione, ma coriaceo, volitivo, caparbio, lottatore. Unico neo non aver sfruttato, nel terzo periodo, due  minuti filati di doppia superiorità: lì è sfuggito l’attimo che non è più tornato.

REAZIONE TARDIVA

L’Ambrì a Davos s’impappina sui fondamentali e lascia scappare i “buoi”; poi si ravvede, ma è troppo tardi per agganciare un treno che, seppure in classifica veleggia a ritmi molto superiori a quelli dei leventinesi, sul ghiaccio tutta questa differenza non si è fatta notare. Peccato perché, chiuso a reti inviolate il primo periodo, dove però gli uomini di Cereda si erano fatti preferire, non hanno perseverato e, scelleratamente, nel breve volgere di tre minuti, hanno consegnato nelle mani dell’avversario altrettante reti, frutto di imprecisione, errori grossolani, mancanza di adeguata concentrazione. L’avvio del terzo tempo suggellava l’ennesimo aiuto ai gialloblu che, giunti sul 4 – 0, ritenevano chiusa la pratica. Invece, mai vendere la pelle dell’Ambrì prima del tempo: con Rohrbach e la doppietta di Muller, i leventinesi facevano arrivare il fiato sul collo dei grigionesi che se la cavavano con la rete di Herzog a porta vuota, complice Zwerger (sua anche la cattiva gestione del disco in occasione della rete di Romanenghi nel derby!), per un 5 – 3 finale che va stretto ai ticinesi. Certo i molti cambiamenti nel line – up hanno bisogno di trovare l’assestamento necessario: oggi è andato in scena, forse un po’ forzatamente, un nuovo  Ambrì a trazione tutta anteriore nel pacchetto stranieri (a riposo Plastino), con il rientrante Sabolic in terza linea con Dal Pian e Neuenschwander. Esperimento apprezzabile, ma da rodare.