La prima assoluta dell’Ambrì – Piotta alla Coppa Spengler non poteva essere migliore: prima vittoria contro avversario di rango (i russi del Salavat) e curva (tradizionalmente occupata dai fans davosiani) tutta tappezzata di sciarpe bianco blu e coro finale della Montanara da brividi. Se si voleva lasciare un ricordo particolare a tutto il mondo, non si poteva offrire “cartolina” più suggestiva: un piccolo paese di montagna che una marea umana ama per le sue qualità, per quello spirito di sacrificio, per quella voglia di fare, oltre ogni limite… Chiassà se a qualcuno, nel mondo, non sia scattata la scintilla che fa battere il cuore come ai tanti che hanno gioito, cantato, applaudito sugli spalti con una coreografia mai vista! Non passi in secondo piano la partita, dove la formazione di Cereda si è battura con il consueto coraggio e ardore, andando a raccogliere dischi impensabili e sorprendendo i blasonati avversari. 4- 1 il risultato finale, ma solo applausi per i bianco blu!
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I RINFORZI PER LA SPENGLER
In occasione della Spengler, l’Ambrì avrà a disposizione i seguenti giocatori per inforzare la propria rosa:
da Ginevra sono in arrivo MIRANDA e DOUAY
da Davos torna a disposizione EGLI
da Friborgo il portiere WAEBER
quale ulteriore straniero l’attaccante polacco – canadese WOJTEC WOLSKI, 480 partite in NHL (con la bellezza di 107 reti e 276 assist), oltre a 334 partite in KHL (con 238 punti)
PECCATO: L’AMBRI’ CEDE AI RIGORI
Peccato: i rigori hanno consegnato il punto supplementare al Davos (per altro una signora squadra), ma la formazione di Luca Cereda non deve rimproverarsi nulla: con la consueta abnegazione e spirito di sacrificio ha spesso messo alle corde i grigionesi, è stata tre volte in vantaggio (purtroppo sempre puntualmente raggiunta), ha rimontato quel 3 – 4 che, ai più, pareva il colpo decisivo, ha lottato sino all’appendice dei rigori. Forse doveva essere sfruttata l’ennesima doppia superiorità numerica a fine overtime, ma a quel punto le gambe parevano davvero stanche e non si può chiedere di più. Cala il sipario su un mese di dicembre che ha consegnato alla formazione leventinese, nonostante le disavventure infortunistiche, un aggancio alla linea che nessuno avrebbe preventivato. Ufficialmente l’Ambrì è ancora nono della graduatoria, ma a pari punti con il Berna ottavo! E la degna cornice di una Valascia sold out ha reso omaggio a un manipolo di valorosi che si sono battuti sino all’ultimo istante contro tutto e contro tutti. Di più non era possibile! Godiamoci la Spengler, come premio e vetrina per una formazione, un allenatore, uno staff che se la meritano tutta!
NATALE AMARO A LUGANO
Non sarà certo una festa intorno all’albero di Natale per tutto il Lugano, sconfitto in casa anche dal Losanna e con Pelletier alla ricerca del primo punto in classifica per schiodarsi dalla penultima posizione. Riportato Postma sul ghiaccio e Zurkirchen in porta, c’era poco da inventarsi per rimediare alla sconfitta di Davos. Purtroppo, invece di progressi, si sono visti passi indietro, con la solita formazione senza mordente, che si trascina, di minuto in minuto, sul ghiaccio. Se ci metti, poi, che il Losanna tutto è ma non una squadra che trasmetta emozioni, il grigiore è calato sulla Resega con i vodesi che, trovata la rete del vantaggio con Genazzi, hanno tirato già una coperta soporifera dalla quale era impossibile districarsi. Non per nulla, il secondo ed ultimo sussulto, è arrivato a fil di terza sirena con la rete a porta sguarnita di Bertschy. Nel mezzo, la formazione di Peltonen non ha dovuto sudare proverbiali camicie per contenere l’avversario: costantemente in ritardo, tanto da far presagire una condizione atletica decisamente poco performante, il Lugano si è limitato, impotente, ad inseguire. Se neppure il cambio alla transenna (oggi coadiuvato da Paul Di Pietro) ha dato quella effimera scossa che tutte le dirigenze si aspettano ad ogni giro di valzer in panchina, vuol dire che i mali della società bianconera sono radicati e profondi, più di quanti i risultati non esprimano.
ASSEMBLEA AMBRI’: DATI PIU’ CONFORTANTI
L’assemblea Ordinaria, che si è riunita prima della sfida tra Ambrì e Davos, ha offerto spunti interessanti: il risanamento delle finanze del Club prosegue; seppure ancora in rosso, il bilancio ha mostrato dati confortanti, con la riduzione del deficit a 750.000 Fr. e con un presuntivo della stagione in corso verso il pareggio (imprevisti esclusi). Certo il passo definitivo verso una maggiore e consistente stabilità della situazione sarà possibile solo con l’entrata in funzione della nuova pista, ma intanto non si registrano più i paurosi disavanzi di solo un paio d’anni fa.
Sul fronte dell’aumento di capitale, si sono raccolti 700.000 Fr. che, sommati al milione e 400.000 Fr di aggio, andranno a coprire le perdite della stagione 2017/18. E’ stato, infine, consentito un nuovo aumento di capitale, aggio 200%, per un massimo di 2.2 milioni di Fr. entro il termine massimo di due anni.
LUGANO BATTUTO A DAVOS
La prima di Serge Pelletier non è stata positiva, forse più nel risultato, che nella sostanza. A Davos è arrivata la prima sconfitta, dopo gara condotta almeno con buon piglio, con un Loeffel intraprendente a segnare rete di pregevole fattura in avvio di contesa, con la voglia di fare e il nuovo vantaggio di Sannitz. Purtroppo, anche i lati negativi di sempre, ma non poteva essere tutto cancellato dalla venuta del nuovo allenatore che, per rendersi conto della situazione, ha apportato qualche piccolo ritocco alla formazione (giusto per saggiare … sul ghiaccio gli effettivi), schierando Schlegel in porta e inserendo Chorney (autore, ohilui!, dell’assista Tedenby per l’ 1 – 1) per Postma. La chiave di volta della partita è scattata in avvio di terzo periodo, con il pareggio di Herzog, sul quale lo staff ha chiamato un challange, non andato a buon fine, incassando il definitivo 3 – 2 di DuBois sulla conseguente superiorità. Da lì il Lugano non ha più riagganciato il filo del discorso, per il quale ha almeno fatto vedere un maggiore rigore difensivo, pur persistendo ampie lacune sul fronte offensivo.
NON CI SONO PAROLE PER QUESTO AMBRI’
Di scena alla Bernarena a ranghi ancor più rimaneggiati (assente per squalifica Goi, oltre a tutti gli altri infortunati, cui si è aggiunto capitan Bianchi a tempo indeterminato per una commozione cerebrale), l’Ambrì non molla un passo e fa debuttare Anthony Neuenschwander, schiera Pinana centro, mette in porta Ostlund che disputa la sua terza partita in LNA: risultato? la quinta vittoria consecutiva, seppure ai rigori, costringendo la corazzata Berna a spremere oltre ogni limite i suoi uomini migliori (alla fine Arcobello e la sua linea conteranno oltre 26 minuti!), a rincorrere una formazione che si era addirittura portata sul doppio vantaggio alla prima sirena, ad usufruire di evidenti aiuti arbitrali per rinsaldare la baracca (evidente fallo su N’Goy alla prima rete, dubbio fuorigioco sulla seconda). E la beffa avrebbe potuto essere maggiore, se Cereda non avesse chiamato il challange su un 3 – 2 bernese (poi fortunatamente annullato per fuorigioco molto evidente, ma che il linesmen, a due passi, non aveva fischiato!). Più forte della sventura, più forte delle avversità, la truppa di Cereda torna da Berna con la consapevolezza che, con lavoro e abnegazione, nulla è impossibile. Lo dimostra il buon Ostlung che ha sfoderato serata da applausi a scena aperta: che sia già in casa il sostituto di Manzato? Emblematica la sua storia: figlio d’arte, ultima apparizione in un derby alla Valascia senza storia, tanta gavetta in LNB, una pesante malattia alle spalle, eroe della serata. Sembra una storia del libro “Cuore”, ma anche questo è l’Ambrì, unico e inimitabile!
PELLETIER A LUGANO
Sarà SERGE PELLETIER a guidare il nuovo staff tecnico che prenderà, da subito, possesso della panchina per guidare la squadra nella difficile trasferta di Davos in serata. Con lui ci saranno anche quella vecchia volte di Paul DI PIETRO che in Ticino e in Svizzera non ha bisogno di presentazione, come ROB COOKSON, una valida esperienza con le formazioni giovanili e al fianco di Boucher e Crawford in NHL.
Per Pelletier si tratta di un ritorno, dopo i trascorsi ai tempi di Koleff (vittoria del titolo del 1999 alla Valascia) e principale artefice del titolo degli juniori Elite negli anni ’90
DOMENICHELLI COMPIE IL MIRACOLO
Con Domenichelli alla transenna, coadiuvato da Cantoni e Conne, il Lugano si ripresenta alla Resega cercando di rimettere insieme i cocci dopo il ribaltone dei giorni precedenti. Non manca la pesante contestazione della Nord, che entra in pista (tra i fischi dei presenti) a partita iniziata (con i padroni di casa già in vantaggio sul Bienne). Già, perché la estemporanea cura Domenichelli aveva portato a una modifica delle linee e alla scelta di un 3 + 1 per il pacchetto straniero (escluso Chorney) e con Klasen (versione senza barba!) che, prima di passare al Lulea per i prossimi due anni, metteva alle spalle di Paupe il primo vantaggio della serata con una staffilata veloce quanto precisa. Sulle ali del vantaggio, i bianconeri sembravano trasformati, tanto che, prima della pausa, arrivava anche la rete di Loefflel. Poiché nessun malato guarisce così rapidamente, specie se la condizione è seria, nella ripresa il Bienne ci metteva poso a far traballare le poche e posticce certezze del Lugano che, raggiunto in un batter d’occhio, sul 2-2, aveva almeno il merito di non andare nel pallone, ma ricacciare la testa avanti prima di guadagnare gli spogliatoi per la seconda pausa. Tra alti e bassi, qualche svarione e patema, il 3 – 3 era cosa fatta, ma la sbadataggine colossale di Paupe regalava il disco a Bertaggia per un 4-3 preziosissimo e corroborante. Finiva con doppia segnatura a porta vuota, ma almeno senza altri scossoni e senza perdere di vista il primo obiettivo: una boccata di ossigeno alla classifica, ma soprattutto al morale. Loefflel sugli scudi con una tripletta era l’emblema del nuovo corso che, domani, avrà anche l’annuncio dell’allenatore che reggerà le sorti della formazione ticinese sino alla fine della stagione.
L’AMBRI’ VINCE LA BATTAGLIA CON IL RAPPERSWIL
Con la diretta rivale per la salvezza, l’Ambrì è andato incontro ad una autentica battaglia che ha portato a tre punti meritatissimi, ma anche alla perdita di capitan Bianchi, già dal primo tempo, per uno scontro – gomitata alla testa di Cervenka e mai più rientrato sul ghiaccio. Così, senza un ulteriore tassello, e con l’avversario che, proprio con Cervenka, bruciava Pinana per l’1 – 0 (la rete è di Clark su rebound concesso dall’incolpevole Manzato), la formazione di Cereda ci ha messo un po’ a carburare come d’abitudine e a ritrovare i giusti equilibri. Abituato a fare di necessità virtù, la formazione leventinese è andata avanti con la sua filosofia del gioco a quattro blocchi, spostando persino Forhler all’ala e Pinana al centro (!). Eppure, messo il piede sull’acceleratore, alla prima ghiotta occasione (doppia superiorità numerica) le botte in successione di Fora (tornato finalmente al gol) e D’Agostini ha ribaltato il risultato. A fermare la truppa non è bastato lo sfortunatissimo 2 – 2 a fil di seconda sirena (innocuo disco deviato da Flynn alle spalle di Manzato), né le maniere forti (brutto fallo di Schneeberger su Hinterkircher, cui faceva giustizia sommaria Goi), né la stanchezza: in short hand Muller portava a spalla l’intero Rapperswil e serviva disco delizioso a Zwerger tutto solo davanti a Bader. Con un carattere così, nessun traguardo appare impossibile.
