L’avventura di Champions Hockey League per l’Ambrì termina qui, indipendentemente dal risultato che si dovesse verificare nella partita di questa sera alla Valascia contro gli slovacchi del Banská Bystrika. Infatti, l’altra sfida del girone, disputata ieri a Karlstad, ha visto la vittoria per 3 – 1 degli svedesi sui tedeschi del Monaco, già qualificati. Con il successo, la formazione bianco verde non è più raggiungibile in classifica dai leventinesi, anche in caso di vittoria. Vedremo quale schieramento metterà in pista Cereda per l’occasione, tenendo conto dell’indisponibilità di Zwerger (sino a dopo la pausa della nazionale di novembre) per una lesione alla caviglia rimediata nel finale della partita con il Rapperswil.
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LUGANO: LA RIMONTA NON C’E’
Seconda sconfitta in meno di 24 ore del Lugano che sulla pista di Malley non ha saputo fare di meglio che arrivare vicino al Losanna, ma poi cedere alla distanza per 5 – 2. Eppure, dopo primo periodo abbastanza disciplinato, con poche occasioni per entrambe le contendenti, ma un palo di Klasen all’attivo, ci si aspettava prova migliore di quanto non si sia verificato nella ripresa. Invece, ricomparsa remissività e approssimazione, lo spazio per manovrare il Losanna ne ha trovato quanto voluto e filato via su un 3 – 0 comodo quanto rassicurante. Sul finire del tempo, però, una rete di Lajunen (certamente il più volitivo della combricola), nata un po’ dal nulla, riaccendeva un po’ di sacro fuoco che prendeva vigore sino ad approdare nel 2 – 3, sempre di Lajunen, lesto a ribadire in rete un rebaund di Stephan. Poteva essere un’onda importante da cavalcare: in effetti gli uomini di Kapanen ci provavano, anche se in modo confuso, tanto che il Losanna non correva eccessivi rischi e teneva il più possibile il disco in posizioni poco pericolose. C’era persino la ghiottissima occasione di una superiorità numerica che poteva coronare un aggancio quasi insperabile, ma la frittata la combinavano Fazzini e Loefflel lasciando scappare in solitaria Bertschy per il suggello finale. Ininfluente la rete a porta vuota del 5 – 2.
L’AMBRI’ SI RIFA’ COL RAPPERSWIL

Era necessaria una reazione, dopo la brutta uscita di Zugo, e reazione c’è stata: la formazione di Cereda ha fornito una buona prestazione e preso anche ampio margine di manovra (oltre il 3 – 0 del punteggio), contenendo le sfuriate improvvise dei sangallesi (ancora ottime parata di Manzato) e pressando per lunghi tratti Nyffeler e compagni. Tornati al line up più abituale, si sono fatti notare anche gli stranieri, soprattutto Sabolic, andato molte volte al tiro, mai a bersaglio, talvolta per un nonnulla. Nel finale, una carambola da biliardo (tiro del difensore che incoccia la gamba di un compagno nello slot, per finire sulla paletta dell’attaccante appostato libero di fianco alla porta) ha ridestato le speranze ospiti che, pervenuti sul 2 – 3, si sono illusi di poter ripetere l’impresa della sera precedente col Berna. Invece, una penalità di Antonietti, permetteva una superiorità che D’Agostini impiegava neppure 20 secondi per capitalizzare nel migliore dei modi.
Da rimarcare che nel finale, uno scontro alla balaustra, per altro regolare, costringeva Zwerger ad uscire dal ghiaccio a braccia (forse, cadendo male, si è procurato un infortunio al ginocchio, ma al momento nessuna informazione è trapelata). Notizia curiosa, l’uso del video – challange, chiesto per ben due volte dall’allenatore del Rapperswil Tomlisson: in entrambe le occasioni senza ragione e dunque punito, oltre alla rete, da una penalità di due minuti, secondo le nuove regole.

Nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo, è stato premiato il Presidente Filippo LOMBARDI per le sue 600 partite da presidente! E la storia continua ….
LUGANO PASTICCIONE
Che la serata fosse di quelle storte, alla Resega lo hanno capito subito, ma la speranza di “raddrizzarla” è durata sino alla pausa, quando la seconda rete del Friborgo ha fatto intendere che anche questa erano svanite. La poca propensione all’ordine e al sacrificio, almeno nella presente partita, sono state alla base del successo ospite: che i burgundi fossero raffazzonati lo si sapeva, ma almeno ci hanno messo impegno e abnegazione (prova ne sia i molti tiri bloccati) per raggranellare qualcosa di buono. Brodin ne è stata l’anima e l’esempio, sempre pronto a metterci del suo per rendere la vita difficile ai difensori e portando a casa, a conti fatti, una meritata vittoria. Il Lugano ha messo, invece, sul ghiaccio vecchi errori: poco determinato e a maglie larghe in difesa, il solito vizio di voler risolvere le cose singolarmente. Poco male se si tratta di un incidente di percorso, meno bene se non si riprende rapidamente la via, tormentata e angusta, ma redditizia, delle scorse uscite.
LO ZUGO BACCHETTA UNO SPENTO AMBRI’
Che la Bossard Arena non fosse terra per corroborare la classifica, lo si sapeva, ma la formazione di Tagnes aveva abituato i suoi sostenitori ad alti e bassi non sempre preventivati. Questa sera non ha concesso scampo ad un Ambrì che si fatto anche molto male da solo, lento nella copertura del portiere Hrachivina (ancora tra i pali dopo la bella prestazione in Champions, relegando Sabolic in tribuna) che ha fatto molto, ma non poteva reggere l’urto in solitaria; collezionando penalità ( molte doppie, cinque in tutto, forse un autentico record!) che hanno impedito un regolare schieramento dei blocchi; evanescente in attacco dove, non fosse stato per la bella azione personale di Kneubuehler (autore della rete della bandiera), il giovane Hollenstein, al debutto in LNA, avrebbe collezionato shut out abbastanza comodo. La rivoluzione nel line up operata in Slovacchia è stata riproposta da Cereda in campionato, ma a parte lo spessore dell’avversario (fermare già il solo Hofmann appare impresa non banale, tant’è che ha collezionato la ventesima doppietta della sua carriera), per troppo tempo è stato impossibile schierare blocchi completi. La vera cartina da tornasole la si avrà alla Valascia con il Rapperswil (autore di grande rimonta casalinga con il Berna: da 1 – 4 a 5 – 4 al supplementare!). Una ulteriore “magra” sarebbe il suggello che la stagione è ancora più lacrime e sangue di quanto ci si attendesse.
INCREDIBILE: ARCOBELLO A LUGANO PER TRE ANNI
Difficile credere di primo acchito alla notizia, eppure il comunicato ufficiale del Lugano non mente: dalla prossima stagione e per tre anni filati, MARK ARCOBELLO vestirà la casacca bianconera. Dopo quattro anni trascorsi a Berna, quasi sempre al top, il più forte centro della Lega ha deciso di cambiare aria. Quali le motivazioni di una tale decisione? Solo economiche? Di certo non lo sapremo mai e solo il ghiaccio dirà il suo verdetto finale.
SI TORNA A SORRIDERE
Turno di recupero per il LUGANO che alla Resega, dopo essersi un po’ complicato la vita, arriva alla terza sirena chiudendo con Lammer, a porta vuota, i conti con un rognoso RAPPERSWIL (6 – 3 il finale, ma qualche brivido di troppo è corso giù per la schiena dei tifosi bianconeri). Con l’ormai consueta formazione, che prevede la tribuna per Spooner, la formazione di Kapanen è partita con il piede giusto guadagnando doppio vantaggio, grazie alle reti di Loeffel e Bertaggia nei primi dieci minuti. 39 secondi di ordinaria follia, consentivano al Rapperswil di pareggiare. E’ a quel momento che è salito in cattedra Luca Fazzini: terza doppietta del campionato e partita incanalata verso la vittoria, incurante del momentaneo 3 – 4. Il Lugano sale così al terzo posto in classifica dopo prova fatta, come ormai d’abitudine, di alti e bassi, ma risolta per il meglio con carattere e volontà (oltre al tocco di classe del personaggio di giornata).
Sorride anche l’AMBRI’ che, stasera, migrava in terra Slovacca per la penultima partita del girone di Champions League. Opposto ai campioni locali del Banská Bystrica, con le linee molto rivedute, i leventinesi non si sono fatti sorprendere e hanno rapidamente preso in mano le redini della situazione pervenendo al 2 – 0 in rapida successione per merito di Kneubuhler e D’Agostini. Gettando alle ortiche diverse occasioni, hanno arrotondato il punteggio nella seconda frazione sempre con D’Agostini ed una superlativa rete in short hand di Zwerger. In una partita spesso frammentata dalle penalità, il terzo tempo ha visto salire alla ribalta Hrachovina, autore di qualche brillante big safe a difesa del meritatissimo shut out. E dalle linee molto rivisitate cosa avrà tratto Cereda? Spunti per il campionato?
TICINESI IN CHIAROSCURO
Fine settimana in chiaroscuro per le ticinesi che hanno sorriso solo a metà: vittoria casalinga, sconfitta esterna nella replica.
Cominciamo da chi sta peggio, cioè l’Ambrì. La vittoria sul Friborgo (4 – 0) con il secondo shut out di Manzato nella stagione e la prima rete di Sabolic avevano acceso qualche timida speranza che, impostato un ruolino di marcia con passo maggiormente spedito, qualche soddisfazione potesse alfine approdare sotto le volte della Valascia. Vero che la pochezza dei burgundi (che in nottata hanno sollevato French dall’incarico e affidato temporaneamente la formazione al duo Dubè – Rosa) aveva consentito alla formazione di Cereda di incamerare tre punti senza eccessivi patemi, ma si credeva che la ritrovata via della rete per Sabolic, dotasse la formazione un’arma al momento del tutto sconosciuta. Invece, l’acqua continuano a portarla altri, e buon per tutti che Dal Pian e Kneubuhler stanno facendo molto per tenere a galla la situazione. Così a Losanna non c’è stata continuità e la rete iniziale di Hofer non è stata supportata da quel raddoppio che ebbe consentito maggiore fiducia (occasioni avute, ma immancabilmente fallite). Per il rientro di Novotny c’è ancora tempo, dunque bisogna inventarsi qualcosa, perchè 10 punti in 10 partite non portano lontano dall’ultimo posto.
Bene il Lugano contro i lanciati LIONS nella sera in cui Sannitz festeggia le 800 presenze in maglia bianconera: 3 – 1 il risultato, ma prestazione solida e attenta al cospetto di una delle formazioni più in forma del momento. Subita la rete iniziale di Suter, la formazione di Kapanen ha rapidamente impattato con Fazzini (due reti ancora per lui in serata). Il vantaggio del top scorer ha messo il fuoco sotto i pattini degli ospiti che hanno a lungo premuto, ma i bianconeri hanno avuto il merito di non disunirsi, di lottare con disciplina sino al liberatorio punto di Zangger, nel finale, che liberava dall’incubo del possibile pareggio. Sulle ali la buona serata, si pensava di concedere il bis alla Ilfis, ma il Langnau, si sa, non molla l’osso! Il doppio vantaggio (2 – 0 alla prima pausa; 3 – 2 nel terzo tempo) non hanno impedito allo scatenato Pesonen (che con Di Domenico ha incamerato minuti su minuti) di impattare e trasformare rigore da plausi per l’aggiudicazione della contesa dopo l’overtime.
IL PRIMO DERBY E’ DEL LUGANO
Primo derby al Lugano di fronte a una Valascia che non ha per nulla presentato il tutto esaurito (solo, si fa per dire, 5500 sugli spalti). Lugano che ha meritato la vittoria perché ha fatto decisamente di più e controllato il gioco, frutto non di manifesta superiorità, ma di un possesso del disco più oculato e redditizio: ha saputo affondare di fronte all’atteggiamento rinunciatario dei padroni di casa, ha controllato le sfuriate dell’avversario cercando di tenere la minaccia lontano dalle zone nevralgiche, ha trovato in Zurkirchen in portiere in crescendo e affidabile. Tutto qui? Praticamente sì. Coi tempi che corrono, non è il caso di fare gli schizzinosi.
Sul fronte opposto, la solita carica in crescendo dopo il pareggio sul finire del primo periodo, frustrata da una rete “di rapina” di Sannitz per il definitivo 2 – 1: tanta voglia, ma anche molta sterilità in attacco, con le buone occasioni che rimangono nel limbo delle intenzioni. Il pareggio era pure arrivato per merito di Dal Pian, ma gli arbitri, visionate le immagini, annullavano per un passaggio con la mano. Decisione fiscale ma, alla luce delle nuove norme, ineccepibile. Purtroppo l’Ambrì deve recitare il mea culpa su altri fronti: se sugli scudi salgono i Knuebuhler e i Neuenschwander, mancano clamorosamente all’appello coloro che dovrebbero portare il peso della baracca. Flynn e Sabolic (rete e assist a parte) si sono visti poco, anche in fase di telecronaca, non solo sul tabellino. E l’Ambrì non può reggere l’urto avversario solo con la terza e quarta linea!
GRANDE AMBRI’ STENDE IL BIENNE
Grande prova della truppa di Cereda che costringe la capolista Bienne ad uscire dal ghiaccio a bocca asciutta per la prima volta in stagione. Merito tutto dei leventinesi che hanno costruito con pazienza, tenacia e spirito di squadra, la migliore partita della stagione. Non si sono disuniti neppure quando, un po’ contro l’andamento della partita, Ratgheb ribadiva in rete un disco respinto da Manzato, giungo come una doccia fredda dopo un ennesimo palo di Sabolic. Salvati dal portiere dal possibile raddoppio, i biancoblu hanno innestato a testa bassa la baionetta e, con un terzo periodo da incorniciare, hanno ribaltato la situazione con un parziale di 3 – 0.
A fine partita il Bienne ha presentato un protesto, poi non confermato, per un presunto errore arbitrale. In effetti, la quaterna “zebrata” non ha fatto un figurone nella circostanza. I fatti nel secondo periodo: penalità differita nel terzo dell’Ambì fischiata a Dotti e portiere bernese che lascia la gabbia. Il disco viene controllato dai padroni di casa mentre il gioco prosegue, per cui si crede che la penalità sia a carico del Bienne. Paupe torna in porta precipitosamente e Manzato esce. Disco perso dagli uomini di Cereda e Kreiss lo infila nella porta sguarnita. Finalmente Lemelin (che era stato tutto il tempo con il braccio alzato) manda in panca Dal Pian e annulla la rete.
